U2 #1
Ho sempre pensato che finché uno ha qualcosa da dare o da dire deve farlo. Ci sono gruppi che fanno sempre lo stesso album solo per i soldi e ce ne sono stati altri, pochi, tipo i Boston, che si sono ritirati all’apice. Sugli U2 sono sempre stato molto netto (mai purista, però), anche se ho rivalutato All that you can’t leave behind e mi piace molto No line on the Horizon. I testi sono ancora buoni, però un certo iato con le vecchie canzoni c’è, eccome. Comunque, mentre i Pink Floyd avrebbero potuto continuare all’infinito (e tutto sommato le loro carriere da solisti lo dimostrano), gli U2 sono troppo legati a Bono e alla sua voce, che è ormai un lontano ricordo, e a quel pathos che ormai non c’è più. La cosa peggiore è che se avessero smesso non sarebbero invecchiati, invece così, con la produzione degli ultimi anni, si aprono all’oblio.Non è certo facile mantenere quella carica che ha contraddistinto il gruppo almeno fino a Zooropa, però fuori da essa è difficile replicare Sunday Bloody Sunday, Bad, Mothers of the Disappeared. E infatti, quando il gruppo le ripropone in altre forme, il risultato lascia a desiderare. Però, oltre all’arte c’è la vita, che va sempre e comunque scelta. Anche a scapito del pathos.


