Non-racconti mai scritti
Quando ho scritto Non-racconti mai scritti, non volevo semplicemente raccogliere una serie di racconti. Volevo creare uno spazio in cui l’immaginazione fosse libera di muoversi senza confini, dove ogni storia potesse sorprendere il lettore e, allo stesso tempo, sorprendere anche me.
Il titolo nasce da un piccolo paradosso. Questi “non-racconti” sono, in realtà, racconti che per molto tempo sono rimasti nella mente, tra appunti, intuizioni e immagini fugaci. Alcuni sembravano destinati a non essere mai scritti. Poi, un giorno, hanno trovato la loro voce.
Le venticinque storie raccolte nel libro attraversano mondi molto diversi tra loro: ci sono ritratti, favole, sogni, atmosfere horror, ironia, amore e persino situazioni al limite dell’assurdo. Apparentemente non hanno nulla in comune, ma sono tutte figlie della stessa curiosità: quella di osservare la realtà da prospettive insolite e chiedermi continuamente “e se fosse andata diversamente?”.
Ho sempre pensato che la narrativa non debba necessariamente offrire certezze. A volte basta una pagina per lasciare un’immagine nella mente del lettore, una domanda senza risposta o un sorriso inatteso. Se una storia riesce a vivere anche dopo l’ultima riga, allora ha raggiunto il suo scopo.
Rileggere oggi Non-racconti mai scritti significa ritrovare il piacere della sperimentazione, quando ogni idea meritava di essere seguita fino in fondo, senza preoccuparsi delle etichette o dei generi. È un libro che nasce dalla libertà di raccontare e che invita il lettore a concedersi la stessa libertà: quella di immaginare.
Spero che, sfogliando queste pagine, possiate trovare almeno un racconto capace di accompagnarvi oltre la sua conclusione. Perché le storie più belle, in fondo, sono quelle che continuano a essere scritte nella mente di chi le legge.


