venerdì 29 gennaio 2010
(Post n° 257) J.D. Salinger
Una punta di tristezza ha contraddistinto questa giornata. La morte di Salinger, per quanto attesa, è un evento che dovrebbe segnare i tempi, con la stessa intensità con la quale l'hanno segnata le sue opere. Uomo non facile (ma chi lo è?), aveva preferito l'eremitaggio moderno alle luci della ribalta, con ogni probabilità in accordo con il carattere della sua opera maggiore: Il giovane Holden (The catcher in the Rye). Interprete del disagio giovanile del secondo dopoguerra, ha scritto dialoghi memorabili e affrescato un'intera generazione che faceva del presente l'unica via da percorrere. Famosissima la domanda che Holden fa al tassista riguardo alle anitre e al loro destino quando il lago era ghiacciato. Un passaggio che dipende dal contesto della situazione e che definisce tutto un clima spirituale in poche righe. Un passaggio impunemente trafugato da Pieraccioni nel film "I laureati", senza neanche la decenza di citarne l'origine in qualche modo. Da un punto di vista esteriore (in realtà non ha mai rilasciato nessuna intervista in proposito) la scelta di Salinger, oltre ad essere molto rara, potrebbe risultare pericolosa ed indigesta, nella società dell'apparenza e della notorietà ad ogni costo. O forse ha fatto semplicemente come Michele di Ecce Bombo: "mi si nota di più se non vengo o se vengo e...", scegliendo appunto di non andare alla festa. E se Bret Easton Ellis esulta alla sua morte proponendo di farne una (a che cosa può arrivare uno per vendere qualche libro in più), noi siamo un po' spaesati nel sapere che un uomo d'altri tempi non c'è più, che una voce del tutto fuori dal coro ha smesso di cantare. Noi che piangiamo la scomparsa degli amici lontani. Noi che vediamo la vita com'è e attaccata alla materia.
Ma per fortuna, usando parole del grande Dante Alighieri, "l'uom s'etterna".
S'etternan cheli bboni ma anco cheli meno - Sandro Franchini (Benigni direbbe: ma neanche di Craxi si può parlare male) ............................................................................................................................................................................................................... Scritto
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Brillantante
il 01/02/2010 9.36.12
In un articolo di Nick Hornby, apparso in italiano su Internazionale del 10/16 aprile 2009, l'autore dà consigli sui suoi "primi quaranta libri". Uno dei fili conduttori dell'articolo è senz'altro che i libri devono essere letti nei momenti giusti della propria vita. Il che è condivisibile, ma può anche portare a delle critiche non proprio spassionate su alcuni libri. Uno di questi è Il giovane Holden, uno dei manifesti della Beat Generation, ma anche uno dei libri più brillanti del novecento, con un linguaggio praticamente inarrivabile, il che ne fa un esempio di tennica narrativa e di critica sociale praticamente imprescindibile, elevandolo al di sopra di qualsiasi momento storico. E' un libro che non invecchia e che non dimostra affatto i sessantanni suonati che ha. Ad ogni lettura ci si può trovare il lato critico, il lato adolescenziale e, siccome Holden è una sagoma, anche il lato comico. Praticamente esilaranti risultano gli episodi del "vecchio Marsalla" che vecchio non è e della visita di Holden al vecchio professor Spencer, su "quel letto di cemento". Non date retta a Hornby o a chiunque vi dica che non vale la pena di rileggere questo libro. In questo modo non perderete la possibilità di amarlo o di odiarlo. ............................................................................................................................................................................................................... Scritto
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Brillantante
il 05/02/2010 12.25.13
Salinger non ha scritto soltanto Il Giovane Holden. Nella sua produzione, certamente non sterminata, Salinger ha scritto racconti di spessore che, come l'opera maggiore, hanno la consapevolezza di esprimere un'intera generazione. Prendiamo ad esempio i Nove racconti. Tradimenti, suicidi, dialoghi serrati e un'epoca che sta passando. I rapporti tra le persone sono ancora molto umani, ma sotto sotto c'è qualcosa che si avverte come distonica. Sono gli anni '50 in America, visti con una molteplicità di occhi da rimanere a bocca aperta. In Un giorno ideale per i pesci banana, un dialogo tra un adulto e una bambina si conclude nell'unico modo in cui poteva farlo. In Lo zio Wiggily del Connecticut tutto il racconto è nella situazione. Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi è una sorpresa da scoprire da soli. L'uomo ghignante, forse il più simile a Holden, ha l'eterno fascino della favola impresso nei caratteri. Ecc. Ecc. Si potrebbe andare avanti per molte altre righe ancora, ma tutti questi racconti meritano una lettura spassionata e scevra da qualsiasi forma di critica, intesa in senso buono. Il periodo blu di Daumier-Smith ne è l'esempio più lampante, insieme forse a Teddy, dove è la lettura stessa ad essere protagonista del racconto. ............................................................................................................................................................................................................... Scritto
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Brillantante
il 05/02/2010 12.25.53
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