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Mia madre l'ho chiamata sasso perchè fosse duratura sì, ma non viva, ed i miei amici l'ho chiamati piedi perchè ero felice solo quando si partiva, ed il mio mare l'ho chiamato cielo perchè le mie onde arrivavano troppo lontano, ed il mio cielo l'ho chiamato cuore perchè mi paceva toccarci dentro il sole con la mano, non ho mai avuto un alfabeto tranquillo servile, le pagine le giravo sempre con il fuoco; nessun maestro è stato mai talmente bravo da respirarsi il mio ossigeno, ed il mio gioco. E il lavoro l'ho chiamato piacere, perchè la semantica o è violenza oppure è un opinione, ma non è colpa mia non saltatemi adosso, se la mia voglia di libertà oggi è anche bisogno di confusione; ed il piacere l'ho chiamato dovere perchè la primavera mi scopppiava dentro come una carezza. Fondere, confondere, rifondere ed infine rifondare l'alfabeto della vita sulle pietre di miele della bellezza. Ed il potere nelle sua immensa intelligenza, nella sua complessità non mi ha mai commosso con la sua solitudine, non l'ho mai salutato come tale; però ho raccolto la sfida con molta eleganza e molta sicurezza da quando ho chiamato prigione la sua felicità. Ed il potere da quel giorno mi insegue con le sue scarpe chiodate di paura, mi insegue sulle sue montagne, quelle montagne che io chiamo pianura.

Claudi Lolli - "Analfabetizzazione" "Disoccupate le strade dai sogni" - 1977

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Si avviò lentamente verso l’Up-Mile Hill, maledicendo in cuor suo la calura che rendeva così spossante la ripida salita. Si sarebbe potuto friggere un uovo sul marciapiede. Per la prima volta si scoprì a desiderare che la scuola fosse già riaperta, che le lezioni fossero già ricominciate in una nuova classe, alle prese con le manie di una nuova insegnante. A desiderare insomma che quell’orribile estate fosse finita. Si fermò a metà della salita, non lontano da dove Bill Denbrough avrebbe ritrovato Silver ventisette anni più tardi e si tolse di tasca l’inalatore. HydrOx, diceva l’etichetta. Somministrare secondo le necessità. Un’altra illuminazione. Somministrare secondo le necessità. Era solo un bambino, ancora bagnato dietro le orecchie (come gli diceva talvolta sua madre quando «sbatteva le carte in tavola»), ma anche un bambino di undici anni si rendeva conto che non si prescriveva una vera medicina per poi scrivere sull’etichetta Somministrare secondo le necessità. Se fosse stato un farmaco autentico, sarebbe stato troppo facile ammazzarsi abusandone secondo le proprie «necessità». A esagerare, c’era da rimanerci secchi anche solo con l’aspirina. Fissò l’inalatore, senza accorgersi dell’occhiata incuriosita che gli lanciava l’anziana signora di passaggio in quel momento verso Main Street con il cestino per la spesa al braccio. Si sentiva tradito. Ebbe voglia di scagliare il cilindro di plastica nel cataletto di scolo… anzi, meglio ancora, lasciarlo cadere nella grata di un tombino, pensò. Certo, perché no? Che se lo godesse It nelle sue gallerie sotterranee, nei suoi luridi canali di fogna. Beccati un bel placebo, bastardo dalle cento facce! Si lasciò andare a una risata e per poco non lo fece davvero. Alla fine però l’abitudine ebbe il sopravvento. Ripose l’inalatore nella tasca anteriore destra dei calzoni e s’incamminò, registrando distrattamente sporadici colpi di clacson e il rombo del motore diesel dell’autobus che faceva servizio per Bassey Park. Altrettanto inconsapevole fu di aver quasi compreso l’essenza del dolore spirituale.

STEPHEN KING, IT

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L’universo si espanderà. Poi tornerà a collassate su se stesso. E poi si espanderà di nuovo. Ripetendo questo processo all’infinito. Ciò che non sai è che quando l’universo si espanderà di nuovo, tutto quanto sarà come adesso. Qualunque errore commetterai in questa vita, lo ripeterai nel tuo prossimo passaggio. Ogni errore che commetterai, sopravviverà. Ancora, e ancora, per sempre. Quindi, il consiglio che ti dò è di fare le scelte giuste questa volta, perché…questa volta…è tutto ciò che hai.

K-PAX

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