Una serie di post, tesa ad istituire un osservatorio sul nucleare, al quale
tutti possono partecipare. E da molteplici punti di vista. ...............................................................................................................................................................................................................
mercoledì 4 agosto 2010
(Post n° 385) Troppa polenta
Ci risiamo. Dopo gli inceneritori e lo smog, "come fonte di energia, il nucleare è al momento la meno tossica per l'uomo". Sono parole di uno che dichiara, nella stessa lettera, di aver "sempre coltivato l'interesse per la fisica": sono parole di Umberto Veronesi. Siccome è stato proprosto come Presidente dell'Agenzia per la Sicurezza del nucleare, deve adesso farci capire come e perché sarebbe interessato ad assumere l'incarico e come questo non sia in alcun modo in contraddizione con la sua professione di oncologo. Ignorando moltissimi studi, tra i quali cito quello tedesco dell'Ufficio Federale per la Protezione dalle Radiazioni (loro hanno un Ufficio per la protezione dalle radiazioni e noi facciamo l'agenzia per la sicurezza del nucleare!), uno studio sui cancri e le leucemie infantili intorno alle centrali nucleari, e non parlando delle scorie e del loro smaltimento violento, Veronesi (PD, Senato) decanta candidamente le lodi del nucleare, visto come un bene per il paese, come un'energia che non produce intorno ad essa nessun conflitto sanguinoso (e la Somalia? E Ilaria Alpi?), parla della Francia come modello nucleare (e lo credo, visto che il suo referente è francese, la Areva, un assoluto colosso nel campo dell'energia nucleare) e di qualità della vita (come se la qualità della vita dipendesse dall'energia nucleare!!!) e, non contento, si spinge ad affermare che l'energia nucleare sia meno tossica ed inquinante del sole, del vento, dell'acqua. E quali sono le ragioni imprescindibili per fargli accettare l'incarico? Tra le motivazioni non ce n'è neanche una, neanche mezza, che riguardi qualche indagine più approfondita sull'emissione di gas serra, sull'inquinamento delle falde acquifere, sull'incidenza sospetta dei tumori e delle malattie cardiovascolari e respiratorie intorno alle centrali nucleari, sullo studio di studi governativi e non sulla materia, sullo smaltimento delle scorie radioattive e sul loro difficoltoso stoccaggio nel tempo. La sua nomina fa pensare ad un vecchio adagio di Grillo sulla Fiat, che costruiva le mine antiuomo e le ambulanze con le quali ti veniva poi a raccattare dopo l'esplosione: qui la stessa persona prima ti garantisce che non ci sono rischi per la tua salute e poi cerca di curarti per un cancro, probabilmente insorto perché hai mangiato troppa polenta o troppo pesto alla genovese.
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venerdì 18 giugno 2010
(Post n° 358) Scorie in Somalia
Ricevo questo aggiornamento da Greenpeace e lo pubblico come post odierno, nella speranza di diffonderlo più possibile
Sei terribili foto. Mai pubblicate prima. Prove inconfutabili di un traffico di rifiuti sospetti verso l’Africa. Le diffondiamo oggi con la nostra nuova inchiesta “Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa", che riassume più di vent’anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi. Le foto risalgono al 1997 e dimostrano come centinaia di container dal contenuto di dubbia provenienza siano stati interrati nel porto di Eel Ma’aan in Somalia, costruito da imprenditori italiani.
La nostra inchiesta solleva anche profondi dubbi su come siano state gestite le operazioni per fare luce sul presunto ritrovamento del relitto della “Cunski”, al largo di Cetraro. Ci sono indicazioni chiare che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto al governo italiano mezzi e personale qualificato per effettuare le ricerche sottomarine a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto da Mare Oceano, di proprietà della famiglia Attanasio, che ha effettuato l’operazione. Perché l’offerta britannica è stata rifiutata? Quali sono i termini del contratto della Mare Oceano? Non ce lo dicono! Sappiamo, però, che Diego Attanasio è coinvolto nel caso “Mills-Berlusconi”.
Il settimanale “L’Espresso” che puoi trovare oggi in edicola, ha pubblicato la nostra inchiesta. Ti invitiamo a leggerlo. Se vuoi conoscere tutti i dettagli di questa vicenda, scarica il report e diffondilo tra i tuoi amici. Abbiamo tutti il diritto-dovere di informarci per capire cos’è successo e succede. Oggi esiste una mole impressionante di fatti e dati che - anche se purtroppo non ha prodotto una verità giudiziaria - può permettere la ricostruzione di una verità storica ormai matura.
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mercoledì 7 aprile 2010
(Post n° 313) Cari governatori, ora mantenete le promesse anti-nucleari!
Ricevo questo messaggio da Greenpeace e lo pubblico volentieri come post odierno.
I risultati elettorali delle regionali sono definitivi. Con “Nuclear Lifestyle” abbiamo fatto sentire ai candidati la nostra voce contro il nucleare. E la vostra. In più di 75mila persone avete firmato il nostro appello e su Radioattiva avete lasciato migliaia di messaggi. I “manifesti taroccati” e le attività in piazza sono servite a svelare l’ipocrisia nucleare di alcuni candidati. Ed è nato il collettivo degli “Artisti contro il nucleare”, con una canzone-manifesto contro il ritorno del nucleare in Italia. Risultato? Tutti i governatori appena eletti hanno dichiarato in campagna elettorale di non volere il nucleare nelle proprie regioni. Sette – Nichi Vendola (Puglia), Vasco Errani (Emilia Romagna), Enrico Rossi (Toscana), Gian Mario Spacca (Marche), Catiuscia Marini (Umbria), Vito De Filippo (Basilicata), Claudio Burlando (Liguria) – hanno detto di essere contrari ai piani nucleari del governo. Gli altri sei – Renata Polverini (Lazio), Roberto Cota (Piemonte), Roberto Formigoni (Lombardia), Luca Zaia (Veneto), Stefano Caldoro (Campania), Giuseppe Scopelliti (Calabria) – hanno dichiarato che comunque la loro regione non avrebbe ospitato una centrale. Le promesse della campagna elettorale non sono parole al vento. Sono impegni. I cittadini hanno votato nella consapevolezza che il territorio in cui vivono non sarebbe stato umiliato e messo a rischio dalla realizzazione di una centrale nucleare. Perciò “Nuclear Lifestyle” non si ferma qui. Dobbiamo mantenere alta la pressione sui nuovi governatori, affinché rispettino i propri elettori, opponendosi a qualsiasi tentativo del governo di portare il nucleare nelle loro regioni. Lo faremo mantenendo come sempre la nostra indipendenza. Senza accettare fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici. La nostra campagna antinucleare andrà avanti solo grazie al sostegno di persone come te. E grazie per quanto hai fatto e quanto farai.
Andrea Lepore - Responsabile Campagna Nucleare
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Nell'ultimo numero della rivista Internazionale (n.838 - 19/25 marzo 2010) si trova un'interessante inchiesta di Serge Enderlin un bravo giornalista svizzero sulla costruzione di una centrale nucleare in Finlandia, la prima di nuova costruzione in Europa dopo Chernobyl. La centrale nucleare, la terza ad Olkiluoto, costruita dalla francese Areva, una formula uno nel suo campo, è la stessa società che vuole entrare in Italia per intenderci, ha intrapreso l'impresa apparentemente secondo tutti i crismi della grande impresa. Ma ad uno sguardo più attento, si vedono moltissimi scricchiolii, che hanno indotto alcuni ingegneri finlandesi a pensare che Areva stia in realtà trattando l'impianto come un work in progress e i cittadini della zona e i lavoratori come cavie. Una moltitudine di lavoratori sono stati presi nelle vicine Polonia e Lituania, perchè ovviamente costano meno, e si sono trovati a lavorare la mattina dopo al loro arrivo, senza conoscenze pregresse o corsi di formazione. E, nonostante questo, i costi di produzione stanno lievitando e c'è chi dice che arriveranno quasi a raddoppiare, con la conclusione che il surplus dovranno sorbirselo i cittadini finlandesi sulla loro bolletta dell'elettricità, in barba al luogo comune che vuole che con il nucleare si possa arrivare ad un abbattimento dei costi per i cittadini. Ma non sono questi gli aspetti che ci possono interessare in questa sede. L'articolo è molto ben scritto e pieno di informazioni interessanti e sarebbe stucchevole riassumerlo. Ciò che invece possiamo rimarcare, è riassumibile in sostanza in tre punti: a) Uranio, b) età e c) immedesimazione. A) L'Uranio. Secondo alcune stime fatte direttamente dal centro visite della centrale nucleare di Olkiluoto, AL RITMO ATTUALE DI ESTRAZIONE DELL'URANIO, resterebbero altri 50 anni di estrazione. Il che vuole dire NULLA. Le estrazioni dal sottosuolo hanno il brutto vizio di costare sempre di più con il procedere del tempo, e questi costi in salita in modo esponenziale portano inevitabilmente a guerre (Iraq, Afghanistan) o a spostamento di equilibri (economia e criminalità organizzata). Perciò, l'energia nucleare NON è un'energia rinnovabile, perchè del tutto assimilabile al petrolio. B) E questo ci porta all'età. Ci sono manager, politici e consiglieri che stanno decidendo il nostro futuro, un futuro che loro non vedranno mai. Prendiamo ad esempio Berlusconi: quante possibilità ha di vedere la prima centrale nucleare funzionante in Italia? Poche senza la clonazione e ancora meno ne ha di arrivare oltre il 2100, cioè quando dovrebbe essere spenta sempre la prima centrale nucleare italiana. Perché devono decidere del nostro futuro e di quello di chi ancora deve nascere, persone così avanti negli anni? C) Possiamo immedesimarci nella situazione della centrale nucleare in costruzione in Finlandia, riportando i più di mille difetti che Greenpeace ha contato tra difetti di costruzione e falle nella sicurezza del cantiere. Possiamo pensare alla qualità che sarà pretesa da chi lavorerà nelle centrali nucleari italiane, una qualità che sarà senz'altro tenuta in grande conto dal nostro sistema clientelare e di raccomandazioni. Possiamo pensare alla trasparenza con la quale saranno trattate le fasi dei lavori e con la quale saranno accolti giornalisti tipo il nostro Serge Enderlin. Sarà la nuova calata dei francesi, ma stavolta con il beneplacito dei lombardi e dei siciliani che contano.
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lunedì 15 marzo 2010
(Post n° 297) Nuclear Lifestyle
Greenpeace ha avviato la campagna "Nuclear Lifestyle" contro il nucleare, collegandola giustamente alle imminenti elezioni regionali nel nostro paese. Con la legge 99/2009 il governo sta cercando di infischiarsene delle competenze regionali sul territorio. Alcune regioni hanno già reagito, schierandosi contro o facendo ricorso alla corte costituzionale. Il Pdl, attraverso l'uso di candidati spregiudicati e fuori-legge, sta cercando di rendere la pariglia a chi ha pagato o pagherà le campagne elettorali. E, guardando la cosa da questa angolazione, si capisce perchè stanno facendo tutto questo casino con le liste elettorali irregolari. La Polverini è l'uomo giusto al momento giusto (vedi foto), non sapendo nulla né di gestione di una regione né di questioni legate al nucleare. Non sa nulla di malattie gravi collegate alla vicinanza alle centrali; non sa nulla dell'inquinamento dell'acqua; non sa nulla dello smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi, grosso business per tutte le mafie; non sa nulla delle emissioni di gas serra, destinati ad aumentare con il nucleare. Quando le è stato chiesto di fornire una dichiarazione "chiara, precisa" (Mandrake/Proietti) ha glissato, demandando il tutto al dopo elezioni. Ma questo è nel personaggio, mandato allo sbaraglio in una competizione forse troppo grossa. Per nostra sfortuna, la Polverini non è l'unica che rientra in questo profilo: stavolta, hanno preteso candidati manovrabili con sicurezza e/o già d'accordo sul lasciarsi manovrare. E, come tanti Grossi Formighi, sono accorsi tutti.
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venerdì 26 febbraio 2010
(Post n° 283) La Gelmini e il nucleare: un'aporia
Secondo la Gelmini, sul nucleare "bisogna fare una corretta informazione sui rischi, che sono davvero limitati. Riteniamo che il nucleare debba entrare a pieno titolo anche nelle conoscenze dei ragazzi". Entrerà talmente tanto nelle loro vite, che alcuni di loro se lo ricorderanno per sempre, sotto forma di cancri e di leucemie. Anche se può sembrare un controargomento facile e drammatico, non è altro che un controargomento che la stessa realtà, sotto forma di uno studio ufficiale del governo Tedesco dalla Bundesamtes fur Strahlenschutz (Ufficio Federale per la Protezione dalle Radiazioni), ha posto ante litteram alla novella studiosa di problematiche legate alla gestione dell'energia nucleare. Lo studio in questione, basato sull'osservazione di più di seimila bambini, prende in considerazione il periodo che va dal 1980 al 2003. La conclusione, tanto semplice quanto tragica, è che più i bambini erano vicini alle centrali nucleari e più era alto per loro il rischio di ammalarsi di cancro e di leucemia, con punte che vanno fino al 117% in più rispetto ai normali valori statistici nazionali. E questo nel raggio di 5 Km da una centrale nucleare. Ma ci sono altri studi che portano questa distanza fino a 50 Km. E la Gelmini chi ha chiamato a parlarci di queste cose? Ma Topo Gigio, ovviamente! «Insieme al ministro della Salute Fazio stiamo costituendo un tavolo con esperti di medicina, con il coinvolgimento degli enti di ricerca competenti, per offrire al Paese conoscenze approfondite su un tema propedeutico a scelte politiche». Ma traccia di questo studio tedesco, facilmente reperibile su Internet, non c'è nelle conoscenze che la Gelmini vorrebbe infondere nella scuola del presente e del futuro. Sembra una di quelle riunioni che Pravettoni faceva con Topo Gigio, appunto, Maciste, Paperino e Zorro, per decidere di far smettere il pupazzo Gnappo di farsi le pippe. E sarebbe anche molto divertente, se non si parlasse delle vite dei ragazzini che abiteranno vicini alle centrali nucleari. Concludiamo con una domanda, retorica, decisiva e che rimarrà senza risposta: ma la Gelmini ci vivrebbe insieme a suo figlio vicino ad una centrale nucleare?
Fonti: Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M.Leukaemia in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer (2007), doi:10.1002/ijc.23330. Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M. Case-Control Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants in Germany 1980-2003. Eur J Cancer (2007), doi :10.1016/j.ejca.2007.10.024. 2007
Un ringraziamento a Gonzales e al Blog di Adria, per la preziosa collaborazione.
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martedì 16 febbraio 2010
(Post n° 273) Per vincere contro il nucleare
Ricevo questo articolo di Legambiente da Alessandra D'Andrea, artista e scrittrice, e lo pubblico volentieri come post odierno.
Riaprire al nucleare è una scelta sbagliata. E’ inutile per rientrare negli obiettivi stabiliti dall’Europa al 2020 per contrastare i cambiamenti climatici. Non risolve i problemi energetici del Paese. E’ una tecnologia antiquata e insicura. E’ enormemente costoso e per farlo si metteranno le mani in tasca agli italiani. In nessuna parte del mondo è stato finora risolto il problema dello smaltimento delle scorie. Queste non sono opinioni, ma dati reali e proprio per questo cresce il numero dei contrari, che diventano stragrande maggioranza quando si chiede se vogliono una centrale nucleare nella propria provincia. Ciò non vuol dire che dobbiamo sottovalutare il rischio del ritorno al nucleare. Al contrario, esistono forti lobby (di pochi) che, per speculare oggi, intendono lasciare alle future generazioni i loro debiti e i loro problemi. Dobbiamo usare la massima intelligenza e le più larghe alleanze possibili per vincere. Quattro sono, secondo noi, i passaggi. Innanzitutto, pende di fronte alla Corte Costituzionale un giudizio di costituzionalità della legge di avvio della politica nucleare, presentato da 11 Regioni e sollecitato nel settembre scorso dalle nostre associazioni. L’udienza è stata calendarizzata per giugno di quest’anno. Sempre a giugno dovrà essere varato il piano nazionale per rientrare negli obiettivi europei al 2020, e lì si dovranno garantire investimenti prioritari alle rinnovabili, senza possibilità di distrazioni verso altre fonti. Nei prossimi mesi saranno rese pubbliche le localizzazioni delle eventuali centrali e ci attendiamo una legittima mobilitazione delle popolazioni e delle istituzioni locali, anche attraverso l’indizione di referendum regionali consultivi. Riteniamo, quindi, necessario costruire da subito un tavolo di lavoro che unisca i più ampi interessi contro il nucleare (dalle associazioni civili agli agricoltori, dal turismo alle imprese delle rinnovabili, dai pubblici amministratori al mondo scientifico) e costruisca nel Paese una forte maggioranza, contro una scelta, finora operata a colpi di mano e minacce militari. Riteniamo necessario definire una strategia, che declini una serie di azioni e di interventi, tra i quali rientra anche l’iniziativa referendaria, ma riteniamo che essa debba essere ben ponderata. Altrimenti, rischia seriamente di diventare un favore ai nuclearisti. Dobbiamo ricordarci che gli ultimi 24 referendum non hanno raggiunto il quorum. Per questi motivi chiediamo ai promotori del quesito referendario di fermare, al momento, la loro iniziativa e di condividere con le altre forze una strategia comune di contrasto alle assurde politiche nucleari, nonché di avvio di reali politiche di contrasto al problema dei cambiamenti climatici. Oggi serve una larga coalizione di associazioni e movimenti, una convinta e vincente azione che assicuri il più ampio coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali, facendo riemergere il forte movimento di opinione, trasversale agli schieramenti politici, già presente nel nostro Paese. Perché solo uniti si vince.
Vittorio Cogliati Dezza Presidente nazionale Legambiente
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