mercoledì 10 marzo 2010
(Post n° 293) Piove sulla Costituzione
Battute Piove talmente tanto che il Pd è costretto a fare ostruzionismo (Emiliano Sabadello)
Lotito al Pdl: "Li mortacci vostra, con queste liste avete fatto un casino". Lui lo può dire, i magistrati no (Emiliano Sabadello)
Di Pietro, "In Piazza contro Lucifero-Berlusconi". In effetti le corna gli donano (Emiliano Sabadello)
Satira da titoli di giornale 1.Napolitano: «Differenze politiche, ma il Paese crede nella Costituzione» (corriere.it/8 marzo) 2.Protesta dei senatori dell'Italia dei valori: tutti a terra con la Costituzione in mano (corriere.it/Emiliano Sabadello)
1.I Metallica si esibiscono in Israele dopo 10 anni di assenza. Due fan scatenano il putiferio per i prezzi. E vincono. (corriere.it) 2."1600 nuove case a Gerusalemme Est". Schiaffo di Israele, l'ira di Joe Biden (lastampa.it/Emiliano Sabadello)
martedì 9 marzo 2010
(Post n° 292) Due notizie datate
1. 13/10/2010. "Il Papa perdona la donna che l'ha fatto cadere, augurandole tutta la salute del mondo". Ma che notizia è? Ma dove siamo, alla fiera dell'ovvietà? Già sarebbe stata meglio così: "il papa incontra la donna che l'ha fatto cadere e fa un esorcismo trasformandosi in Leslie Nielsen". Ma il massimo dell'attenzione e dello share l'avrebbe ottenuto in questo modo: "il papa prende a calci nel culo la donna che l'ha fatto cadere". Questa è una notizia!
2. I nostri giornalisti farebbero bene ad imparare dai nostri cari cugini corsi: "nessun morto in uno scontro tra un'automobile e un bovino" (corse-matin, 2007). Cazzo, che spasso di giornalisti!
lunedì 8 marzo 2010
(Post n° 291) Come si fa la festa alle donne
Napolitano alle donne: "Preparatevi a esigere da chiunque e in qualsiasi circostanza, nel lavoro, nella famiglia, nell’attività politica, il rispetto della vostra dignità di donne. È la premessa, è la condizione per ogni vostra autentica affermazione e conquista". Il Presidente della Repubblica ha già dimenticato che in mezzo ai milioni di italiani traditi dalla sua decisione di firmare il vergognoso decreto salva-liste ci sono anche tantissime donne. E quel decreto non rispetta la dignità di nessuno, se non di chi non ce l'ha o è abituato a vederla stampata sotto alle suole delle scarpe. Ancora Napolitano: "Ho voluto dedicare la cerimonia dell'8 marzo alle 'donne di domani' perché rappresentano una ragione di speranza e di fiducia per il nostro Paese. E di speranza e fiducia in questo momento abbiamo bisogno". Le donne di domani sono già tutte quasi irrimediabilmente trombate, grazie alla politica classista del nostro governo e ai paletti democratici che il Presidente della Repubblica non mette. E poi, oggi non abbiamo bisogno di "speranza e fiducia": oggi abbiamo bisogno di legalità e di regole. La cosa che colpisce maggiormente è che un anziano come come Napolitano possa avere così sul cazzo le generazioni presenti e future da contribuire ad inguaiarle in questo modo becero. Ieri ho avuto una visione. Ho visto Napolitano come un maestro di musica, un maestro di musica che firmava il decreto salva-liste con la penna per non firmarlo con i pezzi del suo cervello. E ho concluso questo: neanche Cossiga è stato peggio di questo Presidente.
domenica 7 marzo 2010
(Post n° 290) Il tango destrorso
In qualche modo l'avevo previsto, basta dare un'occhiata all'ultimo tweet in alto nella pagina... Le risposte di Napolitano agli interrogatori del Pdl sul tema delle loro liste erano troppo vaghe, sapevano troppo di tango figurato. Come dice Pacino/Carlito a Penn/Kleinfeld in Carlitos'Way, "ormai sei passato dall'altra parte, non sei più un avvocato: sei un gangster". Napolitano, firmando l'ultimo decreto legge salva-liste, non è più un uomo di sinistra e libero, ma è un uomo di destra e di Berlusconi e dei poteri che lo manovrano (nel caso delle regioni Lazio e Lombardia, "AIEA (nucleare)" e "Comunione e Liberazione (preti)", rispettivamente). Di questo ne renderà conto alla storia, visto che la sua vecchia coscienza si è persa strada facendo, neanche fosse il cerone di Baglioni. Il Pd predicava "calma", perché era una trappola: complimenti per la lettura politica. Il Pdl aveva previsto tutto. Sapevano da molto tempo di avere le firme che non andavano bene (per usare parole deboli) e hanno pensato bene di agire con anticipo. Grazie agli ultimi oscuramenti in nome della par condicio, non si parlerà per niente di questo golpe silenzioso, che puzza come una scorreggia di Schifani. Anche a voi complimenti, neanche Goebbels era giunto a tanto. Concludo proponendo un esercizio per il futuro. Seguendo una regola della logica hegeliana, che cioè il risultato mangia le condizioni, prendete un punto di arrivo qualsiasi di una qualunque tematica politica di questi mesi e tornate indietro alle condizioni che lo hanno determinato: sarete sorpresi, dalla prevedibilità di questi gaglioffi.
sabato 6 marzo 2010
(Post n° 289) Sono solo formalità
Battute Milano: asportato tumore «gigantesco», occupava quasi metà dell'addome. Schifani: "formalmente un tumore non può essere così grande". (Emiliano Sabadello)
Il Papa a Bertolaso: «Grazie, per tutto quello che fa. In questo modo sottrae un po' di attenzione dai preti pedofili e da mio fratello» (Emiliano Sabadello)
Sempre meno alunni all'ora di religione. Sono 700mila i ragazzi che escono dall'aula, bestemmiando (Emiliano Sabadello)
Satira da titoli di giornale Si opera per avere "la quarta" ma si risveglia con quattro seni (ilgazzettino.it/Emiliano Sabadello)
Padova. Impresari a "scuola di evasione". Meeting in hotel per imparare i trucchi (ilgazzettino.it/Emiliano Sabadello)
venerdì 5 marzo 2010
(Post n° 288) Ho incontrato Pasolini
Oggi ricorre l'anniversario della nascita di Pierpaolo Pasolini e a me piace ricordarlo con questo mio racconto di qualche anno fa.
Ho incontrato Pasolini, ancora una volta. Stavolta è quella definitiva. Ho sentito il circolo diventare perfetto. Oggi sono trenta anni che non abbiamo più il dono della sua persona. Mi ricordo ancora la prima volta che l’ho incontrato, sempre sotto la metropolitana a Roma, nel senso inverso rispetto a quello di oggi. Aveva gli stessi capelli ricci degli ultimi giorni, e mi guardava da quello spioncino che aveva negli occhi. La giacca a costine marrone, tipica di intellettualini piccoli piccoli, indosso a lui ritrovava una ragion d’essere, un fondamento storico. Si appoggiava stancamente ad uno dei sostegni quotidiani della povera gente, e sembrava mi dicesse che anche io, nonostante le mie velleità da scrittore, altro non ero che un fortunato che aveva potuto studiare, un contadino speculativo. A lui, la povera gente, la massa, interessavano da sempre, ma adesso lo vedevo molto stanco e tirato, come se avesse continuato per la sua strada nonostante tutto. Prima che l’onda di piena dell’ora di punta mi conducesse con sé, ho fatto in tempo ad imprimermi nel cuore le sue mani, dure e gentili, che cercavano disperatamente di attaccarsi a questa realtà, per non scivolare verso l’oblio delle passate genti. Con lui non ho mai parlato. Mai mancanza è sfociata così tanto in rabbia storica. Ma ho continuato a vederlo. La seconda volta era soltanto uno sguardo al di sopra degli altri. Quando io cammino, ho l’abitudine, forse pessima, di guardare in basso, e non verso l’orizzonte. Ad ogni modo, in uno dei semafori più lunghi di Roma, quello di via dell’acqua bullicante per intenderci, l’ho visto dall’altra parte della strada, ad attendere anche lui il suo turno per passare di qua. Non era in prima fila. Ma il suo sguardo cristallino creava pareti diafane tra la folla, permettendoci di intravedere tutti i discorsi mai fatti e mai ascoltati. Questi discorsi, tanto fragili e pallidi nei contorni, quanto tosti e complici nella sostanza, forse per una maledizione hegeliana che vuole i contorni adeguati al concetto della sostanza, si sono persi tra le rughe del suo volto, e non sono mai arrivati intatti al mio sguardo. Marx. Engels. Gramsci. Ernesto Guevara de la Serna. Pasolini. La linea retta da tracciare è questa. È anche una linea umana sostanzialmente fatta di verità. Non la verità millantata dai pensieri universalistici ma quelle particelle isolate che vi colpiscono in mezzo a mille, anzi un milione, e che vi portate per sempre nelle vostre valigie temporali. Con questo non voglio dire che ho la ricetta per incontrare sempre queste particelle, né che faccio parte di una linea retta di questa portata: come ripeto, sono soltanto un semplice contadino che ha avuto la possibilità di esprimere alcuni suoi pensieri in una qualche forma. Il terzo incontro con Pasolini è stato in sogno. Purtroppo di questo incontro al risveglio non ne è rimasto nulla, e a niente sono valsi i miei sforzi per riportare nel tempo ciò che era ormai nel flusso delle cose non dette e non fatte. E qui si torna. E qui si torna all’inizio. E qui si torna all’inizio di tutta la storia. Il quattro non è neanche un numero particolarmente magico come il tre, o il sette, o addirittura il dieci. È un numero a metà. Divisibile a metà. Guardabile a metà. E questa storia sostanzialmente va divisa così. La partenza e l’arrivo. Con la stessa giacca a costine marrone, con gli stessi capelli ricci sulla testa, ma con una disperazione negli occhi ormai definitiva. Che vi devo dire, che aveva finalmente scoperto di essere morto perché la gente lo commemora soltanto in occasioni speciali? Che anche lui ormai aveva fatto tutto quello che era umanamente possibile? Che il vento della misantropia aveva soffiato anche dalla sua parte? Che le persone ormai cancellano il passato ogni sette o dieci anni come il casellario giudiziario? È questo che volete sentirvi dire. Va bene. Da domani, trenta anni e un giorno, anche lui tornerà su quelle rotaie della Roma del suo tempo che, stancamente e inesorabilmente, lo condurranno indietro, sempre più indietro, verso l’esterno dell’umano sentire.
Tratto da Storie Radioattive, pubblicato da Il Rovescio editore
giovedì 4 marzo 2010
(Post n° 287) La morte di Dio
All’alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, sì come rota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle. Dante Alighieri, PAR, XXXIII, 142-145
Il libro che consigliamo oggi postula la morte di Dio, come da titolo. Questa morte è desunta dai comportamenti umani, soprattutto di quegli uomini che sarebbero preposti a prendere i rimbalzi della parola di Dio e a rigirarla ai comuni mortali. Durante tutto lo svolgimento del libro l’autore cerca di dialogare con il lettore, esponendogli il proprio punto di vista e le proprie idee. A noi non è dato sapere se Dio è morto davvero, o se è morto per tutti o soltanto per qualcuno. Se è morto fuori o dentro di noi. A noi è dato soltanto di leggere questo libro e porci qualche domanda conclusiva.
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